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presi li quattrocento fiorini d oro e rese le debite grazie al pretore si partì e messosi al mercatantare divenne uomo saggio e di gran maneggio
la buona femina che era fuggita il tutto vedeva e molto suspesa restava e parevale un ora mille anni di furarla e di poter operare tal effetto
entrato adunque dimitrio in camera disse alla moglie polissena io in questa notte per la malvagità del tempo non ho mai dormito io volontieri vorrei alquanto riposare
andando un giorno per suo diporto alla caccia gli venne una grandissima volontà di scaricare il soperchio peso del ventre
ed avenga che cassandrino fusse per i ladronezzi e per le altre giottonie infame e di perduta speranza niente di meno egli aveva in sé una laudevole virtù
sentisse imperciocché la poavola con i diti gli aveva presa una natica e sì strettamente la teneva che gridare ad alta voce lo faceva
né appena adamantina aveva fatto il primo sonno che la poavola cominciò chiamare mamma mamma caca
e sì fatta fu la diligenza sua in levare la mercatanzia e a quella vigilantissimamente attendere che non vi era alcuno nella città
aquila uccello rapace e di denti privo per rimunerazione sua in cibo offerse l interiore col grasso che la carne e f ossa circonda
ma noi vi vendiamo a contanti la favola di cassandrino sì come noi comperata l'abbiamo e perciò che le parole aumentavano la signora comandò ognuno tacesse e che alteria col suo enimma seguisse
mentre che la vecchiarella fece cotal ufficio il ladro dubitando esser scoperto se ne fuggì e così la casa salva rimase
vedendosi esser legato schernito e maltrattato né sapendo che era isconosciuto assai di ciò seco si maravigliava ed in tanto furore divenne che quasi ruppe il laccio che legato lo teneva
molto si doleva che egli dovesse della giostra esser vincitore e parimente della sua persona possessore e mentre che ella seco ragionava le disse il giovane
era già l'ultima fatica del favoleggiare della presente notte giunta al fine quando la signora impose a ciascuno che se n'andasse alle lor case a riposare
il pretore vedendo cassandrino rifiutare ciò che gli addimandava si sdegnò e disseli quando non farai questo non aspettare altro da me
la poavola fortemente premendo invece di danari empì il panno di tanta puzzolente feccia che appena se le poteva avicinare
nome veramente corrispondente a lui il quale era uomo conversevole e da bene ma tutto dato al mercatantare e le cose sue assai convenevolmente gli riuscivano
la signora fece cenno ad alteria che a dire incominciasse ed ella levatasi da sedere fece una riverenza ed alla sua favola diede cominciamento favola
e alla città s era accampato e posto le aveva assedio per acquistarla acciò che o per amore o per forza egli avesse per moglie
la povera doralice desiderosa divedere più avanti il suo diletto sposo pospose l'amore del fanciullo e lietamente glielo donò e la sirena attesa la promessa nell'onde s attuffò
camera primamente si calò giù per una fune e fatto uno viluppo del letto con molto suo agio via lo portò
venuto il terzo giorno e l'ora del giostrare tutto il popolo il termine del glorioso triunfo con grandissima allegrezza aspettava
non senza grandissime risa la risoluzione dell oscuro enimma fu comendata da tutti né fu veruno che imaginare se lo avesse potuto
e iddio lo sa dove il miserello con questo malvagio tempo ora si trova ed ella ingrata non avendo pensiero di lui
lavoretto prese le squamme e gittato lo sguizzante pesce nelle chiare acque rimontò a cavallo e tanto cavalcò che trovò un falcone pellegrino che dal mezzo in giù
va e non più tardare e se in termine di giorni trenta non opererai sì eh io abbia bellisandra figliuola d attarante re di damasco nel mio potere il capo dal busto ti sarà diviso
ma la moglie contrastando col marito con giuramento affermava sé aver veduto con gli occhi propi gran somma di danari per lei cacata
mamma caca e adamantina secondo l usanza le poneva sotto il pannicello mondo e la poavola cacava danari con grandissima maraviglia di tutte
e non la ritrovando al luoco della picciola cucina se ne gì e trovatala rinchiusa pensò che ella come era dentro vi si fusse
lasciovi pensare di che animo si trovava il marito veggendo la moglie esser abbracciata e basciata dal prete
e smontato giù del cavallo fece ciò che naturalmente gli bisognava e non avendo con che nettarsi chiamò un servente che gli desse alcuna cosa con la quale si potesse mondare
se voi più gridarete una di due cose averrà o che vostro chiaro nome e buona fama sie guasta o che voi sarete cagione della mia e vostra morte
andatisene adunque a l'uscio videro che l'uno e l'altro s imboccava dimorando in amorosi ragionamenti
carlo che ancora non sapeva che egli paresse un etiopo stava tutto sospeso ma poscia che chiaramente conobbe lui esser di bruttura tinto che non uomo ma bestia pareva
e tra se stessa ringraziava iddio che della servitù del saracino aveva deliberata e pregava iddio li desse la vittoriosa palma
ma lo andare del prete non puote esser sì occulto che da manusso che abitava al derimpetto alla casa di dimitrio suo compare non fusse veduto
ma il soldano s affaticò in vano perciò che la damigella disse non pensate signor mio con vostre finte losinghe ora ingannarmi
fu sì tosto il padre postosi a riposare che da capo la poncella si mise ad alta voce gridare perciò che il giovane come prima a lei presentato si aveva
e già consumate le gioie danari e tesori datigli da amorevole padre fuor che fatato cavallo finalmente aggiunse al cairo regia città
e non volendovi andare per essere stanco chiamate manusso nostro compare qui vicino che vi farà questo servigio tu dici bene disse dimitrio
il che piacque ad ambeduo e strettamente abbracciatisi insieme e basciatisi tolsero l uno dall altro commiato e listico di cui poi nulla si seppe verso occidente indrizzò il cammino
e da tutti era cassandrino chiamato costui sì per la sua fama sì per li suoi ladronezzi era quasi noto a ciascuno del popolo perugino
volse la sorte che non passarono due ore che si levò un nembo con tanta pioggia che parea volesse roinare il cielo né mai quella notte retino di piovere
e pensando che da quell ora che prima la vidi sin a questa fussero multiplicate le scarpe trovai che erano diminuite di che io ne presi ammirazione non picciola dopo pensai che tu le avessi vendute e del tratto di quelle avesti il danaio nelle mani
la quale con chiaro viso e maniere accorte così disse stavano ad una mensa di presente uniti insieme tre buon compagnoni
figliuole mie come avete fatto voi a fornire sì pienamente la casa vostra conciosiacosachè per lo adietro voi eravate sì poverelle
pur i mamalucchi e schiavi tanto fecero e dissero che il soldato una mattima per tempo alla finestra si puose e vide tutte quelle prodezze e leggiadrie che porcarollo col suo cavallo faceva
carne componendola insieme con ossa e i nervi non altrimenti che sogliono fare le donne un pastone di fermentata pasta impastata che fu la minuzzata carne e ben unita con le trite ossa e i nervi la donna fece una imagine molto superba
allora disse il marito vedi o pazza che tu sei come ella ti ha ben trattata e sciocco sono stato io a crederti tale pazzia
al quale da capo piangendo acciò che s attasentassi la madre il pomo d argento diede ma essendo per aventura dalla sirena veduto alla donna lo richiese in dono
e tanto camminò che aggiunse a polonia città nobile e popolosa il cui imperio teneva odescalco re molto potente e valoroso il quale aveva una figliuola doralice per nome chiamata
la pietosa madre veduta la figliuola di color smarrita dolcemente la confortò pregandola che rammaricare non si dovesse che partito che fusse il re ambedue anderebbeno al giovanetto e mercarebbero il cavallo
e molti danari cacava avenne che una sua vicina essendo andata in casa delle due sorelle ed avendo veduta la loro casa in ordine di ciò che le faceva mestieri molto si maravigliò
e fatto il simile negli altri duo cantoni levò la sella tutta di netto dalla schiena del cavallo e tuttavia il servo sopra la sella dormendo sopra i quattro pali in terra fitti la puose
né appena egli aveva fornite le parole che aquila divenne e volato dentro della finestra e ritornato uomo come prima tutto giocondo e tutto festevole se le appresentò
e per un mese continovo tenne corte bandita essendo fortunio con la diletta moglie un certo tempo dimorato
e minuzzate le sue carni e fratti li nervi e rotte le dure ossa e fatte come minuta polvere prese una conca di rame non picciola e a poco a poco dentro vi gettò la trita e minuzzata carne
e quando bisogno arrai d aiuto alcuno poneralle sopra la riva del fiume che io incontanente verrò a te e porgerotti subito soccorso
stelle laonde mi soviene una favola per la quale agevolmente intenderete come una povera fanciulletta dalla fortuna sovvenuta
onde vedendo la vaga alteria il lei enimma irresolubile rimanere umanamente disse altro non è signori miei il vero sentimento del nostro proposto enimma se non la lusinghevole sirena
e quanti quel giorno in giostra ne incontrò tanti furono da lui valorosamente abbattuti stavasi la damigella tutta allegra e con ammirazione grandissima intensamente il riguardava
udita la vera dichiarazione dell arguto enimma per lo adietro disonesto riputato tutti ad una voce lo commendorono e la signora
non sei per avermi perchè la mia virginità offersi a colui che tutto vede e regge e quantunque a mio mal grado con violenza il corpo mio macchiasti
se ti sarà in piacere di donarlomi disse la sirena ed io ti mostrerò lo sposo tuo insino al petto il che ella intendendo e desiderando molto di vedere lo sposo suo glielo donò
e ritornata a casa raccontò al marito come le due sorelle avevano una poavola che dì e notte le dava molto oro ed argento e che al tutto di involargliela determinato aveva
veduto adunque chiaramente che al prete a certo segno ed a certa ora era aperto l'uscio ed egli entrava in casa e men cautamente che non si conveniva con la comare scherzava deliberò di star cheto
udito che fu il degno e notabile enimma da alteria proposto diversi diversamente l interpretavano quando una cosa quando un altra dicendo ma niuno fu che aggiungesse al segno
ed intesa la cagione del dirotto pianto dolcemente lo racconforìò riducendoli a memoria quello che già li aveva detto il falcone che egli liberò dal freddo ghiaccio e onorato dono delle due penne
a cui rispose di raso bianco e sì come ella divisò così egli fece fortunio adunque il giorno seguente
cassandrino famosissimo ladro ed amico del pretore di perugia li fura il letto ed un suo cavallo leardo indi appresentatoli pre severino in uno saccone legato diventa uomo da bene e di gran maneggio
assai perciò che all'improviso non si potrà dir cosa che grata vi sia ma poscia che così v aggrada per tal maniera castigare il fallo mio se pur fallo dir si può io come ubidientissima figliuola anzi deditissima ancella così dirò
era venuta madonna modesta a tal condizione che tutta la vii canaglia di pistoia concorreva a lei chi per prendersene piacere chi per beffarla e traggersene di lei e chi per conseguire il vituperevole premio che ella gli donava
e quella con ampolla dell acqua della vita spruzzò e incontanente il giovane da morte a vita risuscitato più bello e più leggiadro che prima divenne
e vedendola vaga e bella giovanetta in presenza di tutto il popolo la sposò e parimenti cassandra sua sorella maggiore onorevolmente maritò e fatte solenni e pompose feste e trionfi
e parendogli sconvenevole e cosa vile il starne l ozio avolto raccontando loro sì come fanno quelli che sciocchi sono e di prudenza privi
dopo presi certi cartoni grandi e sodi fece due ali di vari colori dipinte ed un diadema che alluminava aria d intorno
il fanciullo ben nudrito ed allevato cresceva ed in virtù ed in costumi e tanto amava il fratello fortunio chiamato che quando egli era senza di lui da doglia si sentiva morire
e trattosi di bocca il caro e prezioso anello in mano glie lo die e prese le sue tre squamme nell onde s attuffò
a affannato re al suo palazzo con la poavola alle natiche taccata e non trovando modo né via di poterla rimovere
ma ella stringendosi nelle spalle e vedendo che era il trastullo del fanciullo di donarglielo ricusava a cui disse la sirena
venuta adunque madonna modesta contra suo volere vecchia canuta né avendo più veruno che l'amasse e corteggiasse come prima e vedendo la mercatanzia delle sue scarpe cessare molto molto tra se stessa si rammaricava e doleva
il che avenne a livoretto figliuolo del gran re di tunisi il quale dopo molti non pensati pericoli gravosi affanni e lunghe fatiche calcata con l'altezza dell animo suo la miseria della fortuna a maggior stato pervenne
pativano laonde la vicina dimorando in tal pensiero determinò di operare sì che la potesse intendere dove procedesse la causa di cotanta grandezza e andatasene alla casa delle due sorelle disse
poscia che così a voi piace ed è di contentamento di tutti voi ch'io termini la presente sera con una mia favoluzza farollo volentieri e senza far più resistenza alcuna alla sua favola lietamente diede
vaga è molto al veder mostra da marte ma dispietata è forte ed inumile canta soave e nel cantar produce oggetto tal che a morte uom conduce
livoretto udendo che il comandamendo del soldano stringeva e che non bisognava contravenire al suo volere molto dolente si partì
la savia madonna modesta gli rispose che vi pare messer tristano marito mio pensavate forse voi di esser solo mercatante in questa città certo ve ingannate di grosso
e perciò signora del cuor mio non vogliate ad un tempo macchiare onor vostro e mettere a pericolo di amenduo la vita
ma quando vi fusse a grado che trivigiano ne raccontasse una nella contadinesca lingua rendomi certo che voi ne prendereste maggior piacere di quello che avete preso nell ascoltare la mia
il giovane de l impossibile dimanda molto si dolse ed acceso d ira dentro e di fuori ardeva ramaricandosi forte che il signor il suo ben servire e le sue tante sustenute fatiche
e così in grandissimo spazio di tempo lo tennero infino a tanto che rumore andò alle orecchie del pretore il quale levatosi di letto e fattosi alla finestra che guardava sopra la piazza
e contrafatta la voce andatevene a casa e fìngete di essere un mendico che dimandi per quella sera albergo
donna disse fortunio se dimane per aventura io fussi alquanto più tardo dell usato nel venire in giostra non ve ne maravigliate perciò che non senza causa tarderò la venuta mia
pregando iddio che se gli avenisse per alcun tempo di cavalcare il mare ei fusse dalla sirena non altrimenti inghiottito che sono le navi dalle procellose e gonfiate onde marine
disse allora manusso se voi farete quello che io vi dirò del tutto vi certiflcarete ma fate che voi siate secreto mostrandole allegra ciera e benigno viso
ma ora ben conoscerò io se tu sei saccente ed ingegnoso tu conosci se non m'inganno pre severino
e volendo fare maggiori prove di ciò che li convelleva fu preso come vii topo a trapola perciò che volendo ascendere le mura del castello
ma giurovi che di me piacer alcuno non prenderete se prima questo rio e falso ribaldone che col suo cavallo m ha ingannata acqua della vita non mi porta
piacere imperciò che se l amante che si sollazzava seco era nobile ella voleva le scarpe di veluto si plebeo di panno fino si mecanico di cuoio puro
ritornando però nella seguente sera a ridotto sotto pena della disgrazia sua laonde accesi i torchi che neve parevano ì signori fino alla riva furono accompagnati
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