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Cassazione civile_ordinanza 2023_1123_proprietà intellettuale e IA copia.txt ADDED
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+ One LEGALE
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+ Cass. civ., Sez. I, Ord., (data ud. 09/01/2023) 16/01/2023, n. 1107 DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE › Liquidazione e valutazione
3
+ Intestazione REPUBBLICA ITALIANA
4
+ IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
5
+ SEZIONE PRIMA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
6
+ Dott. GENOVESE Francesco Antonio -
7
+ Presidente - Dott. SCOTTI
8
+ Umberto L.C.G. - rel. Consigliere
9
+ - Dott. DI MARZIO
10
+ Mauro - Consigliere -
11
+ Dott. CAMPESE Eduardo -
12
+ Consigliere - Dott. CATALLOZZI Paolo -
13
+ Consigliere - ha pronunciato la seguente:
14
+ ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 2315/2021 R.G. proposto da:
15
+ RAI RADIOTELEVISIONE ITALIANA Spa , elettivamente domiciliata in Roma Via Ventiquattro
16
+ Maggio, 43 c/o Studio Chiomenti, presso lo studio dell'avvocato Chiara Ortaggi che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati Andrea Costa e Massimo Proto;
17
+ - ricorrente - contro A.A., domiciliato ex lege in Roma, Piazza Cavour presso la cancelleria della Corte
18
+ Di Cassazione, rappresentata e difesa dall'avvocato Lorenzo Barabino; - controricorrente - avverso la sentenza della Corte d'appello di Genova n. 1066/2020 depositata il 11.11.2020.
19
+ udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 9.1.2023 dal Consigliere
20
+ Umberto Luigi Cesare Giuseppe Scotti.
21
+ Svolgimento del processo 1. Con atto di citazione notificato il 18.7.2018 l'architetto A.A. ha convenuto in giudizio dinanzi al
22
+ Tribunale di Genova la Rai - Radiotelevisione Italiana Spa (di
23
+ seguito semplicemente RAI), assumendo di essere la creatrice dell'opera grafica "(Omissis)", lamentando la violazione del proprio diritto d'autore sull'opera, utilizzata dalla
24
+ RAI come scenografia fissa per il Festival di Sanremo del 2016, e chiedendo il risarcimento del danno, la rimozione del programma dal sito internet della RAI e la pubblicazione della
25
+ sentenza.
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+ La RAI si è costituita, chiedendo la reiezione delle avversarie domande in quanto infondate.
27
+ Il Tribunale di Genova con sentenza del 6.6.2018 ha accertato la paternità dell'opera in capo a A.A. e laWOLTERS KLUWERONE LEGALE © Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l.
28
+ 15 Aprile 2024 pag. 1violazione del diritto d'autore ad ella spettante da parte della RAI, ha conseguentemente condannato la
29
+ RAI al risarcimento del danno, liquidato equitativamente in Euro 40.000,00, e ha disposto altresì la rimozione del programma dal sito internet e la pubblicazione della sentenza.
30
+ Secondo il Tribunale, la titolarità dell'opera poteva essere ricondotta all'attrice sulla base delle stampe dei siti internet da essa prodotte e di una rapida ricerca on line, nonchè di un libro edito da Mondadori
31
+ che conteneva l'immagine con l'attribuzione alla A.A.; l'opera doveva considerarsi creativa; la manifestazione del Festival di
32
+ Sanremo aveva carattere commerciale; il danno poteva essere liquidato equitativamente in Euro 20.000,00 per danno emergente e in Euro 20.000,00 per lucro cessante.
33
+ 2. Avverso la predetta sentenza di primo grado ha proposto appello la RAI, a cui ha resistito l'appellata A.A..
34
+ La Corte di appello di Genova con sentenza del 11.11.2020 ha respinto il gravame, con aggravio di spese.
35
+ La Corte di appello ha ritenuto che numerose prove confermassero l'attribuzione dell'opera alla A.A., mentre il reperimento dell'immagine su alcuni siti, non accompagnata dall'attribuzione, non fosse
36
+ significativo; ha ritenuto il carattere creativo dell'opera, del resto valorizzata dalla stessa RAI; ha ritenuto che il Festival di Sanremo, non fosse solo una manifestazione culturale, ma avesse tutti i crismi
37
+ della commercialità e dello scopo di lucro; ha ritenuto tempestiva la reazione dell'interessata il 12.2.2016 nei confronti del Festival, andato in onda dal 9.2.2016 al 13.2.2016; ha infine confermato come
38
+ adeguata e proporzionata la liquidazione del danno effettuata in primo grado. 3. Avverso la predetta sentenza, notificata in data 12.11.2020, ha proposto ricorso per cassazione la RAI
39
+ con atto notificato il 11.1.2021, svolgendo tre motivi.
40
+ Con atto notificato il 19.2.2021 ha proposto controricorso A.A., chiedendo la dichiarazione di inammissibilità o il rigetto dell'avversaria impugnazione,
41
+ Le parti hanno depositato memorie illustrative.
42
+ Motivi della decisione 4. Con il primo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 4, la ricorrente RAI denuncia nullità della
43
+ sentenza per motivazione apparente, violazione dell' art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4, dell'
44
+ art. 118 disp. att. c.p.c. e dell' art. 111
45
+ Cost.. 4.1. La RAI assume che la Corte di appello abbia errato nel postulare il carattere creativo dell'immagine
46
+ senza in alcun modo indicare il ragionamento seguito per la formazione del proprio convincimento e rendere così percepibile il fondamento della decisione.
47
+ 4.2. In seguito alla riformulazione dell' art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal
48
+ D.L. n. 83 del 2012 , art.
49
+ 54 convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012 , non è più deducibile quale vizio di legittimità il
50
+ semplice difetto di sufficienza della motivazione, ma i provvedimenti giudiziari non si sottraggono all'obbligo di motivazione previsto in via generale dall'
51
+ art. 111 Cost., comma 6, e, nel processo civile, dall'
52
+ art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4.
53
+ Tale obbligo è violato qualora la motivazione sia totalmente mancante o meramente apparente, ovvero essa, pur graficamente esistente, risulti del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di
54
+ esplicitare le ragioni della decisione (ad esempio per essere afflitta da un contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili oppure perchè perplessa ed obiettivamente incomprensibile) e non renda,
55
+ così, percepibile il fondamento della decisione, perchè recante argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio
56
+ convincimento, non potendosi lasciare all'interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche, congetture. e, in tal caso, si concreta una nullità processuale deducibile in sede di legittimità ai sensi
57
+ dell' art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 (Sez. L, n. 3819 del 14.2.2020; Sez. 6 - 5, n. 13977 del 23.5.2019;
58
+ Sez. 6 - 3, n. 22598 del 25.9.2018; Sez. 1, n. 16057 del 18.6.2018; Sez. 3, n. 4448 del 25.2.2014).WOLTERS KLUWERONE LEGALE © Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l.
59
+ 15 Aprile 2024 pag. 24.3. Nel caso di specie la Corte di appello è partita dall'esatta premessa, conforme alla giurisprudenza di questa Corte, secondo il quale in tema di diritto d'autore il concetto giuridico di creatività, cui fa
60
+ riferimento la L. n. 633 del 1941 ,
61
+ art. 1 non coincide con quello di creazione, originalità e novità assoluta, ma si riferisce, per converso, alla personale e individuale espressione di un'oggettività appartenente
62
+ alle categorie elencate, in via esemplificativa, nell'art. 1 della legge citata, di modo che un'opera dell'ingegno riceva protezione a condizione che sia riscontrabile in essa un atto creativo, seppur
63
+ minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore.
64
+ Di conseguenza la creatività non può essere esclusa soltanto perchè l'opera consiste in idee e nozioni semplici, ricomprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia; inoltre, la
65
+ creatività non è costituita dall'idea in sè, ma dalla forma della sua espressione, ovvero dalla sua soggettività, di modo che la stessa idea può essere alla base di diverse opere, che sono o possono
66
+ essere diverse per la creatività soggettiva che ciascuno degli autori spende e che, in quanto tale, rileva ai fini della protezione (Sez. 1, n. 25173 del 28.11.2011; Sez. 1, n. 21172
67
+ del 13.10.2011; Sez. 1, n. 20925 del 27.10.2005). 4.4. Nella fattispecie, la Corte di appello ha osservato che l'opera è creativa allorchè esprime una idea
68
+ originale, proveniente solo dall'ispirazione del suo autore e ha confermato la valutazione espressa dal giudice di primo grado, sostenendo che l'immagine non era una semplice riproduzione di un fiore, ma
69
+ ne comportava una vera e propria rielaborazione, perciò meritevole di tutela autorale per il suo carattere creativo (pag.11, primo periodo).
70
+ La Corte di appello, poi, ha rafforzato tale valutazione, dando conto dell'ampia valorizzazione impressa all'opera da parte della stessa RAI in occasione della presentazione della manifestazione alla stampa
71
+ periodica, volta a porre in risalto il fiore e la sua valenza simbolica facendolo campeggiare sul palco spoglio, invece tradizionalmente addobbato con vere decorazioni floreali. Ha infine considerato quale
72
+ ulteriore indizio confirmativo il grado di notorietà raggiunto dall'opera sul web, dando conto di visualizzazioni, preferenze e commenti.
73
+ 4.5. La motivazione è pertanto esistente e non meramente apparente e rende ragione del percorso seguito dai giudici genovesi: l'opera non è una semplice riproduzione di un fiore ma una sua
74
+ rielaborazione; la stessa RAI l'ha implicitamente riconosciuto, valorizzandola in modo accentuato come simbolo della manifestazione; gli utenti hanno reagito positivamente con acquisizione di un buon
75
+ grado di notorietà. 4.6. V'è ancora da aggiungere che la protezione del diritto d'autore postula il requisito dell'originalità e
76
+ della creatività, consistente non già nell'idea che è alla base della sua realizzazione, ma nella forma della sua espressione, ovvero dalla sua soggettività, presupponendo che l'opera rifletta la personalità
77
+ del suo autore, manifestando le sue scelte libere e creative; la consistenza in concreto di tale autonomo apporto forma oggetto di una valutazione destinata a risolversi in un giudizio di fatto, come
78
+ tale sindacabile in sede di legittimità soltanto per eventuali vizi di motivazione (Sez. 1, n. 10300 del 29.5.2020; Sez. 1, n. 13524 del 13.6.2014; Sez. 1, n. 20925 del 27.10.2005).
79
+ 5. Con il secondo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, la ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in
80
+ relazione agli artt. 2575 e 2576
81
+ c.c. e alla L. 22 aprile 1941, n. 633 ,
82
+ artt. 1 , 2 e
83
+ 6. 5.1. La RAI si duole del fatto che la Corte di appello abbia erroneamente qualificato come opera
84
+ dell'ingegno una immagine generata da un software e non attribuibile a una idea creativa della sua supposta autrice.
85
+ La ricorrente sostiene che l'opera dell'arch.A.A. è una immagine digitale, a soggetto floreale, a figura c.d. "frattale", ossia caratterizzata da autosimilarità, ovvero da ripetizione delle sue forme su scale di
86
+ grandezza diverse ed è stata elaborata da un software, che ne ha elaborato forma, colori e dettagli tramite algoritmi matematici;
87
+ la pretesa autrice avrebbe solamente scelto un algoritmo da applicare eWOLTERS KLUWERONE LEGALE © Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. 15 Aprile 2024 pag. 3approvato a posteriori il risultato generato dal computer.
88
+ 5.2. Il motivo appare inammissibile, come puntualmente eccepito dalla controricorrente, perchè volto a introdurre per la prima volta in sede di legittimità una questione nuova non trattata nel giudizio di
89
+ merito.
90
+ Infatti, secondo giurisprudenza consolidata di questa Corte, qualora una questione giuridica - implicante un accertamento di fatto - non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata, il
91
+ ricorrente che la proponga in sede di legittimità, onde non incorrere nell'inammissibilità per novità della censura, ha l'onere non solo di allegare l'avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice di
92
+ merito, ma anche, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, per consentire alla Corte di controllare
93
+ ex actis la veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la censura stessa. (Sez. 6 - 5, n. 32804 del 13.12.2019; Sez.
94
+ 2, n. 2038 del 24.1.2019; Sez. 1, n. 25319 del 25.10.2017; Sez. 2, n. 8206 del 22.4.2016; Sez. 2, n. 7048 del 11.4.2016).
95
+ 5.3. La questione è nuova perchè non risulta trattata nella sentenza impugnata e la stessa ricorrente non indica quando e come l'avrebbe sottoposta al giudice di primo grado e a quello di appello.
96
+ Non è certamente sufficiente a tal fine l'ammissione della controparte di aver utilizzato un software per generare l'immagine, circostanza questa che, come ammette la stessa ricorrente, è pur sempre
97
+ compatibile con l'elaborazione di un'opera dell'ingegno con un tasso di creatività che andrebbe solo scrutinato con maggior rigore (cfr ricorso, pag.17), se, com'è avvenuto nel caso concreto, la RAI non ha
98
+ chiesto ai giudici di merito il rigetto della domanda per quella ragione.
99
+ E infatti si sarebbe reso necessario un accertamento di fatto per verificare se e in qual misura l'utilizzo dello strumento avesse assorbito l'elaborazione creativa dell'artista che se ne era avvalsa.
100
+ Il motivo deve pertanto essere dichiarato inammissibile, senza la necessità di affrontare in questa sede i temi, per ora inesplorati nella giurisprudenza di questa Corte, della cosiddetta arte digitale (detta
101
+ anche digital art. o computer art) quale opera o pratica artistica che utilizza la tecnologia digitale come parte del processo creativo o di presentazione espositiva.
102
+ 6. Con il terzo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 4, la ricorrente denuncia nullità della sentenza per violazione degli
103
+ artt. 115 e 116 c.p.c. dell'
104
+ art. 97 disp. att. c.p.c. e dell' art. 111
105
+ Cost.. 6.1. In particolare, la ricorrente si lamenta del fatto che la Corte di appello abbia reputata provata la
106
+ paternità dell'immagine in capo all'arch.A.A. sulla base di documentazione estranea al processo e reperita dal giudicante sulla rete telematica di propria iniziativa.
107
+ 6.2. Secondo la RAI, il giudice si sarebbe sobbarcato, in contrasto con il divieto di utilizzo di scienza privata, una indagine sul web, che sarebbe spettata all'attrice, per accertare la riconducibilità
108
+ dell'opera all'arch.A.A. sulla base di siti internet di immediato reperimento e di informazioni anteriori al festival di Sanremo del 2016 per cui è causa.
109
+ Così facendo, la Corte avrebbe violato sia il divieto di scienza privata, sia il principio di disponibilità delle prove, sia in ultima analisi le regole del giusto processo.
110
+ 6.3. Il motivo è inammissibile.
111
+ La Corte di appello ha fondato il proprio accertamento di fatto sulla paternità dell'opera in capo all'attrice sulla base di una pluralità di prove univocamente convergenti:
112
+ le stampe dei siti Internet prodotte dall'attrice (doc. 2 e 3), la ricerca on line effettuata dal Tribunale, la copertina di un libro edito da Mondadori che riporta
113
+ l'opera attribuita espressamente a A.A. (doc. 19 attrice), l'immagine prodotta da RAI e associata allo pseudonimo ((Omissis)) della A.A. (doc. 10 RAI).
114
+ Fa quindi difetto il requisito della decisività della prova asseritamente illegittimamente acquisita poichè la Corte di appello ha fondato la propria decisione sul punto sulla base di altre tre proveWOLTERS KLUWERONE LEGALE
115
+ © Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. 15 Aprile 2024 pag. 4ritenute convergenti.
116
+ Nè certamente le contestazioni, oltretutto sommamente generiche, di tali altre evidenze probatorie, formulate dalla RAI in nota 3 di pag.20 del ricorso, possono consentire a questa Corte di ingerirsi
117
+ nell'accertamento di fatto espletato dal giudice di merito e di ribaltarne le conclusioni. 6.4. In secondo luogo, la ricerca on line menzionata dalla Corte di appello è stata eseguita dal Tribunale.
118
+ Il ricorso non dà assolutamente conto di presupposti e modalità con cui il Tribunale avrebbe condotto la predetta ricerca on line, che per quanto è dato sapere ben avrebbe potuto essere condotta nel
119
+ contraddittorio o su richiesta delle parti o ancora per verificare de visu una evidenza probatoria segnalata dalle parti; cosa questa tanto più grave, visto che la controricorrente assume che il Tribunale
120
+ abbia semplicemente verificato i siti indicati da entrambe le parti (controricorso, pag.39).
121
+ Tantomeno la ricorrente dà conto del contenuto della sentenza di primo grado sul punto e riferisce di aver proposto al riguardo un motivo di impugnazione circa l'inammissibilità dell'acquisizione della
122
+ predetta prova.
123
+ Il che vizia di inammissibilità il mezzo per non autosufficienza. 7. Il ricorso deve quindi esser complessivamente rigettato.
124
+ Le spese seguono la soccombenza, liquidate come in dispositivo Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002 ,
125
+ art. 13 , comma 1 quater, inserito dalla
126
+ L. n. 228 del 2012 , art. 1 , comma 17 occorre dar atto della sussistenza
127
+ dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove
128
+ dovuto.
129
+ P.Q.M.
130
+ La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese in favore della controricorrente, liquidate nella somma di Euro 10.000,00 per compensi, Euro 200,00 per esposti, 15%
131
+ rimborso spese generali, oltre accessori di legge.
132
+ Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002 ,
133
+ art. 13 , comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012 ,
134
+ art. 1 , comma 17 dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente,
135
+ dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.
136
+ Conclusione Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Prima Sezione civile, il 9 gennaio 2023.
137
+ Depositato in Cancelleria il 16 gennaio 2023WOLTERS KLUWERONE LEGALE © Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. 15 Aprile 2024 pag. 5
CdS, V, 3.1.2024, n. 105.txt ADDED
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1
+ Pubblicato il 03/01/2024 N. 00105/2024REG.PROV.COLL.
2
+ N. 09835/2018 REG.RIC.
3
+ REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
4
+ Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente
5
+ SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 9835 del 2018, proposto da Andrea Bergamini, rappresentato e difeso dall'avvocato Lucia Carla Omazzi, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
6
+ contro Comune di Cuggiono, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Alberto Fossati e Giovanni Corbyons, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Roma, via Cicerone n.44;
7
+ per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza) n. 873/2018, resa tra le parti;
8
+ Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
9
+ Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Cuggiono;
10
+ Visti tutti gli atti della causa;
11
+ Visto l'art. 87, comma 4- bis, cod.proc.amm.;
12
+ Relatore all'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato del giorno 24 ottobre 2023 il Cons. Roberta Ravasio e uditi per le parti gli avvocati Omazzi L. C. e Fossati A.; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
13
+ FATTO 1. Il sig. Andrea Bergamini è titolare dell’omonima Azienda agricola che utilizza il
14
+ terreno sito nel Comune di Cuggiono, Via Novara n. 49: egli innalzava un cumulo di terra lungo il lato del fondo confinante con detta strada, al fine di arginare gli allagamenti del fondo medesimo che si verificavano in occasione di consistenti precipitazioni.
15
+ 2. Con ordinanza n. 15 del 19 maggio 2015, il Comune di Cuggiono ordinava ai proprietari di immobili e terreni e a tutti i coltivatori dei fondi siti nel territorio di competenza, di eseguire interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria al fine di consentire lo smaltimento delle acque meteoriche superficiali su terreni privati e strade pubbliche, anche in ragione dei continui nubifragi che avevano provocato
16
+ allagamenti del manto stradale per il mancato deflusso delle acque piovane lungo le strade ad iacenti ai campi agricoli. 3. In data 10 marzo 2016 veniva notificato al sig. Bergamini un verbale di accertamento di violazione amministrativa. In particolare, il Comando di Polizia
17
+ Locale accertava, in località Via Novara, dal civico 59 al civico 63, la presenza di un ristagno di acqua piovana che impediva il transito pedonale e rendeva pericoloso il transito veicolare, tanto da dover transennare la carreggiata, deviando la circolazione in senso unico alternato: nel verbale si dava atto che tale allagamento stradale era dovuto alla mancanza dello smaltimento delle acque meteoriche superficiali in carico
18
+ al proprietario del fondo adiacente, così come previsto dalla lett. a), comma 1, dell’ordinanza dirigenziale n. 15 del 2015, conseguente alla presenza di un cumulo di terreno. 4. Con ordinanza sindacale n. 6 del 25 marzo 2016 il Comune ordinava al sig. Bergamini di rimuovere, entro 48 ore dalla notifica del provvedimento (notifica avvenuta a mani in data 30 marzo 2016) il cumulo di terra posto a margine del fondo.
19
+ 5. Il sig. Bergamini proponeva ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, domandando l’annullamento dell’ordinanza sindacale summenzionata e il risarcimento del danno. In particolare, il Bergamini asseriva che, a causa di un’istruttori a inadeguata, non era stato accertato che l’allagamento stradale non era dipeso dall’esistenza del cumulo di terra, bensì dall’assenza di un idoneo sistema di deflusso delle acque; da ciò conseguiva anche la fondatezza della domanda di
20
+ risarcimento del dan no, proposta in relazione al danno asseritamente subito a causa sia della incuria dell’Amministrazione, sia della parziale esecuzione dell’ordinanza di rimozione, la quale avrebbe comportato l’impossibilità di seminare il campo. Da ultimo, l’odierno appell ante l’illegittimità dell’ordinanza impugnata per difetto di
21
+ motivazione, contraddittorietà, irragionevolezza, sproporzione, illogicità, ingiustizia manifesta e disparità di trattamento. 6. Con la sentenza in epigrafe indicata il TAR per la Lombardia respingeva il ricorso. In particolare, il giudice di prime cure rilevava che l’ordinanza oggetto di impugnazione si poneva in rapporto di stretta consequenzialità con l’ordinanza n.
22
+ 15 del 2015, quale provvedimento d’urgenza adottato in conseguenza della violazione degli obblighi imposti dall’Amministrazione ai proprietari dei fondi limitrofi alla via ad uso pubblico. Pertanto, concludeva il TAR, da ciò non poteva che derivarne l’infondatezza d el ricorso, essendo che l’istante, lungi dal contestare i presupposti assunti dall’Amministrazione a fondamento dell’ordinanza di
23
+ rimozione, si lamentava di presunte inadempienze del Comune in alcun modo riferibili all’atto impugnato. 7. Il sig. Bergamini ha proposto appello innanzi a questo Consiglio di Stato, chiedendo la riforma della sentenza impugnata, reiterando la domanda di annullamento dell’ordinanza di rimozione e di risarcimento del danno.
24
+ 8. Il Comune di Cuggiono si è costituito in giudizio chiedendo la reiezione del gravame, eccependo, altresì, l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, in seguito al fatto che i cumuli di terra presenti nell’area in questione sono stati rimossi (memoria di parte appellata depositata il 18/09/2023), nonché
25
+ l’inammissibilità dell’impugnazione per genericità dei motivi. 9. La causa è stata chiamata per la discussione in occasione dell’udienza straordinaria del 24 ottobre 2023, a seguito della quale è stata trattenuta in decisione.
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+ DIRITTO 10. L’appello è affidato a plurime censure; con il medesimo, inoltre, vengono riproposte le doglianze sollevate primo grado.
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+ 10.1. Con una prima censura l’appellante deduce l’erroneità della sentenza nella parte in cui rileva la non conferenza delle censure sollevate relativamente all’ordinanza di demolizione, le quali avrebbero potuto riguardare solo l’ordinanza n. 15 del 2015, non impugnata. In particolare, il Bergamini asserisce che l’interesse ad impugnare è
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+ sorto solo a seguito dell’adozione dell’ordinanza n. 6 del 2016, in quanto gli ordini e le indicazioni formulate nella precedete ordinanza n. 15/2015 erano rivolte ad una moltitudine di soggetti e, comunque, non erano lesivi di alcuna situazione giuridica soggettiva.
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+ 10.2. Con una seconda censura l’appellante deduce l’erroneità della sentenza nella parte in cui ritiene che l’appellante abbia formulato domanda di risarcimento del danno per illegittimo comportamento dell’amministrazione relativamente al proprio dovere di custodia: rileva invece l’appellante di aver chiesto, con il ricorso in primo grado, il risarcimento dei danni patiti in conseguenza dell’adempimento di quanto impostogli dall’ordinanza n. 6 del 2016. 10.3. Da ultimo, vengono riproposti i motivi di ricorso di primo grado. un idoneo
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+ sistema di deflusso delle acque; difetto di motivazione. 11. Le censure possono essere trattate congiuntamente, stante la loro stretta connessione.
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+ 12. L’appello è infondato in tutti i motivi. 12.1 Può pertanto prescindersi dall’esame dall’ eccezioni preliminari di rito sollevate in questa sede dall’amministrazione comunale.
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+ 12.2. Giova rammentare che le ordinanze di necessità e urgenza sono espressione di un potere amministrativo extra ordinem , volto a fronteggiare situazioni di urgente necessità: esse presuppongono, pertanto, l’impossibilità o l’inutilità del ricorso agli strumenti ordinari previsti dalla legislazione vigente, a fronte della necessità di
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+ fronteggiare una situazione, non tipizz ata dalla legge, di pericolo concreto, o anche solo potenziale, secondo quanto di seguito specificato; la sussistenza di tale pericolo deve emergere da un’istruttoria adeguata e da una congrua motivazione, tali da giustificare la deviazione dal principio d i tipicità degli atti amministrativi ( ex multis da
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+ ultimo Cons. Stato Sez. V, Sent., 10 -11-2022, n. 9846). 12.3. I presupposti che consentono il legittimo esercizio del potere di ordinanza ex art. 54 del D.Lgs. n. 267 del 2000 sono quelli (i) della contingibilità, intesa
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+ nell'accezione di necessità che implica l'insussistenza di rimedi tipici e nominati per fronteggiare efficacemente il pericolo, oppure nella inadeguatezza di quelli esistenti a fronteggiare il pericolo in maniera adeguata e tempestiva; nonché (ii) dell'urgenza, consistente nella materiale impossibilità di differire l'intervento ad altra data e dell'interesse pubblico da salvaguardare (Cons. Stato Sez. IV, 25/03/2022, n. 2193). 12.4. Secondo la consolidata giurisprudenza "i presupposti per l'adozione dell'ordinanza contingibile e urgente risiedono nella sussistenza di un pericolo irreparabile ed imminente per la pubblica incolumità, non altrimenti fronteggiabile con i mezzi ordinari apprestati dall'ordinamento, nonché nella provvisorietà e la temporaneità dei suoi effetti, nella proporzionalità del provvedimento, non essendo pertanto possibile adottare ordinanze contingibili e urgenti per fronteggiare situazioni
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+ prevedibili e permanenti o quando non vi sia urgenza di provvedere, intesa come assoluta necessità di porre in essere un intervento non rinviabile, a tutela della pubblica incolumità " (cfr. Cons.
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+ Stato, II, 11 luglio 2020, n. 4474; conforme, III, 29 maggio 2015, n. 2697). 12.5. Peraltro, come statuito dal Consiglio di Stato, sez. I - 30/7/2018, n. 1983, il potere in esame, attribuito al Sindaco dagli artt. 50 e 54 del D.Lgs. n. 267 del 2000,
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+ può essere utilizzato non solo a fronte di un pericolo reale, ma anche di una situazione di rischio potenziale, al fine di prevenire l’inveramento di un evento dannoso. Inoltre, la tutela della pubblica incolumità si realizza non solo attraverso l’eliminazione delle minacce dei pericoli, ma anche attraverso l’adozione delle opportune mis ure di prevenzione. 12.6. La giurisprudenza ha inoltre chiarito, quanto alla legittimazione passiva, che le ordinanze extra ordinem proprio per il loro contenuto atipico, possono rivolgersi a chiunque abbia, con il bene che minaccia la pubblica incolumità, una relazione tale
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+ da consentirgli di disporne e quindi effettuare gli interventi necessari a ripristinare le condizioni di sicure zza. 12.7. In definitiva, ai fini della adozione di ordinanze ex art. 54 T.U.E.L., stante l'indispensabile celerità che caratterizza l'intervento, si può prescindere dalla verifica della responsabilità di un determinato evento dannoso provocato dal privato interessato (Cons. di Stato., Sez. V, 15 febbraio 2010. n. 820; id. Sez. VI, 5 settembre
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+ 2005, n. 4525: nello stesso senso v. altresì, Cons. di Stato., Sez. II, 31 gennaio 2011, n. 387). 13. Ciò premesso, nel caso di specie, anche a non voler ritenere sussistente un rapporto di stretta consequenzialità tra l’ordinanza n. 15 de 2015 e quella oggetto di
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+ impugnazione, come correttamente affermato dal T.a.r., l’ordinanza di demolizione si fond a su una pluralità di motivi che afferiscono ad un pericolo reale per la pubblica e privata incolumità, accertato nei “ rapporti di servizio redatti (…) dal personale di Comando di P.L. inerenti agli allagamenti stradali sulla Via Novara (…) ”; motivi i quali non sono stati fatti oggetto di contestazione da parte del Bergamini. In particolare, con l’ordinanza impugnata si evidenzia la sussistenza di un pericolo per la
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+ circolazione stradale, derivante dagli allagamenti causati dai continui nubi fragi che hanno colpito la zona. 13.1. Sennonché, con il ricorso di primo grado l’appellante si era limitato a sollevare censure, riproposte in questa sede, di presunte inadempienze del Comune relativamente alla custodia e gestione del manto stradale, le quali, tuttavia, risultano inconfe renti rispetto al contenuto del provvedimento impugnato. Come
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+ correttamente affermato dal T.a.r., “ il fine di accertare la titolarità degli obblighi di manutenzione e di regimentazione delle acque meteoriche superficiali e, quindi, (…) l’imputabilità degli inadempimenti ai predetti obblighi ”, risulta “ estraneo all’oggetto dell’ordinanza n. 6 del 2016”, la quale si fonda su ragioni sue proprie che non vengono in alcun modo censurate dall’appellante.
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+ 13.2. Da ciò discende l’infondatezza della doglianza relativa alle inadempienze imputate al Comune, trattandosi di questioni che non risultano in alcun modo riferibili all’ordinanza in oggetto. 14. Prive di pregio risultano, altresì, le censure di travisamento dei fatti e vizio di istruttoria.
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+ 14.1. Come correttamente affermato dal T.a.r, l’amministrazione, con l’ordinanza impugnata, “ si è semplicemente limitata ad imporre all’interessato, entro 48 ore, la rimozione del cumulo di terra realizzato in violazione di obblighi in precedenza posti suo a carico, causando così una situazione di pericolo per la pubblica incolumità ”. Peraltro, nella motivazione
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+ dell’ordinanza impugnata il Comune fa esplicito riferimento ad accertamenti pregressi effettuati dal comando di polizia locale in ordine allo stato dei luoghi. 14.2. Inconferenti sono le considerazioni in ordine ad attività di verifica che l’amministrazione avrebbe dovuto/potuto espletare: il c.d. "principio di precauzione", di derivazione comunitaria (art. 7, Regolamento n. 178 del 2002),
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+ impone che quando sussistono incertezze o un ragionevole dubbio riguardo all'esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure di p rotezione senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l’effettiva esistenza e la gravità di tali rischi; l’attuazione del principio di precauzione
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+ comporta dunque che, ogni qual volta non siano conosciuti con certezza i rischi indotti da un'attiv ità potenzialmente pericolosa, l’azione dei pubblici poteri può/deve tradursi in una prevenzione anticipata rispetto al consolidamento delle conoscenze scientifiche" (Consiglio di Stato sez. III, 3 ottobre 2019, n. 6655).
49
+ 14.3. Il Collegio rileva, ancora, che la dianzi accertata legittimità dell’ordinanza impugnata impedisce di qualificare il danno, asseritamente patito dall’appellante, come danno ingiusto, ai sensi dell’art. 2043 c.c.; la domanda risarcitoria va dunque respinta per difetto degli elementi costitutivi della responsabilità, dovendosi
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+ rammentare che la responsabilità della pubblica amministrazione da atto illegittimo si inserisce nel paradigma della responsabilità aquiliana, che trova la sua fonte nell’art. 204 3 c.c., il quale richiede, per la risarcibilità, che il danno sia “ingiusto”.
51
+ 15. In conclusione, i motivi d’appello sono infondati, dal che consegue la conferma della impugnata sentenza. 14. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo
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+ P.Q.M.
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+ Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.
54
+ Condanna l’appellante al pagamento, nei confronti del Comune di Cuggiono, delle spese relative al presente grado di giudizio, che si liquidano in €. 4.000,00 (quattromila), oltre accessori, se per legge dovuti.
55
+ Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 24 ottobre 2023, celebrata in videoconferenza ai sensi del combinato disposto degli artt. 87, comma 4 bis, c.p.a. e 13 quater disp. att. c.p.a., aggiunti dall’art. 17, comma 7, d.l. 9 giugno 2021, n. 80, recante “Misure urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche
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+ amministrazioni funzionale all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per l'efficienza della giustizia ”, convertito, con modificazioni, dalla l. 6 agosto 2021, n. 113, con l'intervento dei magistrati:
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+ Fabio Franconiero, Presidente FF Carmelina Addesso, Consigliere
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+ Giorgio Manca, Consigliere Roberta Ravasio, Consigliere, Estensore
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+ Massimo Santini, Consigliere
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+ L'ESTENSORE IL PRESIDENTE Roberta Ravasio Fabio Franconiero
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+
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+ IL SEGRETARIO
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+ CORTE COSTITUZIONALE Sentenza 116/2020
2
+ Giudizio GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE Presidente - Redattore CARTABIA CORAGGIO
3
+ Udienza Pubblica del Decisione del 19/05/2020 19/05/2020 Deposito del Pubblicazione in G. U. 23/06/2020 24/06/2020
4
+ Norme impugnate: Art. 34 bis del decreto-legge 24/04/2017, n. 50, convertito, con modificazioni, nella legge 21/06/2017, n. 96.
5
+ Massime: 43330 43331433324333343334 Atti decisi: ord. 49/2019
6
+ Massima n. 43330 Titolo
7
+ Thema decidendum - Ricognizione dei parametri - Norme CEDU - Evocazione nella motivazione dell'atto introduttivo del giudizio senza riferimento all'art. 117, primo comma, Cost. - Valore solo rafforzativo delle a l t r e c e n s u r e .
8
+ Testo Nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 34- del d.l. n. 50 del 2017, come conv., i parametribis riferiti agli artt. 6 e 13 CEDU devono considerarsi solo atti a svolgere un ruolo rafforzativo delle censure. Il
9
+ rimettente, infatti - benché dichiari di porli anche in relazione agli artt. 24, 103 e 113 Cost. -, li ha menzionati inequivocabilmente solo a supporto della questione riferita agli artt. 117 e 120 Cost. ( Precedenti ). citati: sentenze n. 236 del 2016 e n. 12 del 2016; ordinanza n. 286 del 2012
10
+ Per costante giurisprudenza costituzionale, le norme CEDU non sono parametri direttamente invocabili per affermare l'illegittimità costituzionale d'una disposizione dell'ordinamento nazionale, ma costituiscono norme interposte, la cui osservanza è richiesta dall'art. 117, primo comma, Cost. ( Precedenti citati: sentenza ). n. 236 del 2016; ordinanze n. 21 del 2014, n. 286 del 2012, n. 180 del 2011 e n. 163 del 2010
11
+ Atti oggetto del giudizio decreto-legge 24/04/2017 n. 50 art. 34 bis legge 21/06/2017 n. 96
12
+ Parametri costituzionali Costituzione art. 117
13
+ Costituzione art. 120Massima n. 43331 Titolo
14
+ Thema decidendum - Ulteriore questione di legittimità costituzionale dedotta dalla parte costituita nel giudizio incidentale - Estraneità rispetto al perimetro definito dall'ordinanza di rimessione - Inammissibilità.
15
+ Testo Nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 34- del d.l. n. 50 del 2017, come conv., resta estraneabis l'esame dell'ulteriore questione proposta dalla parte costituita in giudizio, in riferimento agli artt. 72 e 73,
16
+ terzo comma, Cost. Ai sensi dell'art. 27 della legge n. 87 del 1953, infatti, la perimetrazione delle questioni di legittimità costituzionale è definita unicamente dall'ordinanza di rimessione. ( Precedenti citati: sentenze ). n. 222 del 2018, n. 327 del 2010 e n. 50 del 2010
17
+ Atti oggetto del giudizio decreto-legge 24/04/2017 n. 50 art. 34 bis legge 21/06/2017 n. 96
18
+ Parametri costituzionali Costituzione art. 72
19
+ Costituzione art. 73 co. 3 Altri parametri e norme interposte legge 11/03/1953 n. 87 art. 27
20
+ Massima n. 43332 Titolo
21
+ Interpretazione della norma censurata - Dissenso del giudice di primo grado dall'orientamento interpretativo del giudice d'appello non ancora consolidato come diritto vivente - Facoltà di adeguarsi all'orientamento da cui si dissente, o di rimessione della questione di costituzionalità, per sollecitare la sua rimozione.
22
+ Testo Il giudice di primo grado ha la facoltà di scegliere tra l'alternativa di adeguarsi, pur reputandola incostituzionale, all'interpretazione affermata dal giudice d'appello in precedenti giudizi e non ancora
23
+ consolidata come diritto vivente, o assumere, in contrasto con essa, una decisione probabilmente destinata ad essere riformata. In tali ipotesi, la via della proposizione della questione di legittimità costituzionale costituisce l'unica via idonea ad impedire che continui a trovare applicazione una norma ritenuta costituzionalmente illegittima. (Nel caso di specie, non costituisce impedimento all'esame del merito della
24
+ questione di legittimità costituzionale dell'art. 34- del d.l. n. 50 del 2017, come conv., la circostanza che ilbis rimettente - dopo aver adottato, in precedenti giudizi, una lettura della disposizione censurata secondo cui essa avrebbe recepito e legificato soltanto il contenuto che fosse sopravvissuto al vaglio di legittimità, non determinando l'improcedibilità dei ricorsi - abbia aderito all'opposta interpretazione del giudice di appello,
25
+ sottoponendo la norma al vaglio di legittimità costituzionale). ( ). Precedente citato: sentenza n. 240 del 2016Atti oggetto del giudizio decreto-legge 24/04/2017 n. 50 art. 34 bis legge 21/06/2017 n. 96
26
+ Massima n. 43333 Titolo
27
+ Sanità pubblica - Approvazione, mediante legge-provvedimento, del Programma operativo straordinario (POS) della Regione Molise 2015-2018 - Recepimento in atto normativo del contenuto di provvedimento amministrativo - Irragionevolezza e violazione dei principi di efficienza, imparzialità e trasparenza della pubblica amministrazione - Illegittimità costituzionale.
28
+ Testo È dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 97 Cost., l'art. 34- del d.l. n. 50bis del 2017, conv. con modif. nella legge n. 96 del 2017, che approva il programma operativo straordinario
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+ (POS) per la Regione Molise per il triennio 2015-2018, allegato all'Accordo sancito nella seduta della Conferenza Stato-Regioni del 3 agosto 2016 e recepito con decreto n. 52 del 12 settembre 2016 del commissario per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della predetta Regione. Laad acta
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+ norma censurata dal TAR Molise, dalla natura di legge-provvedimento - da ricondurre nell'ambito delle leggi di sanatoria -, eleva a livello legislativo una disciplina già oggetto di un atto amministrativo, il POS, contenendo disposizioni le quali hanno contenuto particolare e concreto, in quanto recepiscono il contenuto del Programma. La scelta è tuttavia irragionevole, poiché l'oggetto della legificazione - sottratto così al
31
+ vaglio giurisdizionale, al contrario dell'azione amministrativa - ha tutte le caratteristiche di una materia inquadrabile fra quelle amministrative, dalle rilevanti ricadute su tutte o gran parte delle strutture naturaliter sanitarie regionali, destinata a riverberarsi sulla salute dei cittadini molisani. Sarebbe stata dunque necessaria al massimo grado un'adeguata conoscenza di dati di fatto complessi e di non facile lettura, che solo una
32
+ istruttoria amministrativa approfondita - la quale deve conformarsi ai principi di efficienza, imparzialità e trasparenza e va arricchita dalla partecipazione degli enti interessati - poteva garantire, senza contare anche l'inevitabile perdita della naturale elasticità dell'azione amministrativa, che trova nel potere di autotutela una fisiologica risposta alle necessità di riesame del provvedimento. ( Precedenti citati: sentenze n. 258 del 2019,
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+ ). n. 2 del 2018, n. 20 del 2012 e n. 356 del 1993; ordinanza n. 352 del 2006 In linea di principio, l'esercizio del potere legislativo mediante leggi-provvedimento non è contrario alla
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+ Costituzione, sul presupposto della loro non incompatibilità, in sé e per sé, con l'assetto dei poteri in essa stabilito, purché però soggiacciano ad un rigoroso scrutinio di legittimità costituzionale, che le valuti in relazione al loro specifico contenuto, essenzialmente sotto i profili della non arbitrarietà e della non irragionevolezza della scelta del legislatore. ( Precedenti citati: sentenze n. 181 del 2019, n. 182 del 2017, n.
35
+ ). 275 del 2013, n. 154 del 2013, n. 85 del 2013, n. 20 del 2012, n. 270 del 2010 e n. 288 del 2008 Le leggi di sanatoria, intese a fornire "copertura legislativa" a precedenti atti amministrativi, non sono costituzionalmente precluse in via di principio; tuttavia, trattandosi di ipotesi eccezionali, la loro
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+ giustificazione deve essere sottoposta a uno scrutinio particolarmente rigoroso. ( Precedenti citati: sentenza ). n. 14 del 1999 Il procedimento amministrativo costituisce il luogo elettivo di composizione degli interessi, in quanto è nella sede procedimentale che può e deve avvenire la valutazione sincronica degli interessi pubblici coinvolti e
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+ meritevoli di tutela, a confronto sia con l'interesse del soggetto privato operatore economico, sia ancora (e non da ultimo) con ulteriori interessi di cui sono titolari singoli cittadini e comunità, e che trovano nei princìpi costituzionali la loro previsione e tutela. La struttura del procedimento amministrativo, infatti, rendepossibili l'emersione di tali interessi, la loro adeguata prospettazione, nonché la pubblicità e la trasparenza della loro valutazione, garantendo, in primo luogo, l'imparzialità della scelta, alla stregua dell'art. 97 Cost.,
38
+ ma poi anche il perseguimento, nel modo più adeguato ed efficace, dell'interesse primario, in attuazione del principio del buon andamento dell'amministrazione, di cui allo stesso art. 97 Cost. ( Precedente citato: ). sentenza n. 69 del 2018
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+ Atti oggetto del giudizio decreto-legge 24/04/2017 n. 50 art. 34 bis legge 21/06/2017 n. 96
40
+ Parametri costituzionali Costituzione art. 3
41
+ Costituzione art. 97 Massima n. 43334
42
+ Titolo Thema decidendum - Accoglimento della questione di legittimità costituzionale per alcuni dei parametri evocati - Assorbimento delle questioni riferite ai restanti parametri.
43
+ Testo Accolta, per violazione degli artt. 3 e 97 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 34- delbis d.l. n. 50 del 2017, come conv., restano assorbiti i rimanenti parametri evocati dal rimettente di cui agli artt.
44
+ 24, 103 e 113, 117, primo e terzo comma, e 120 Cost., anche in relazione agli artt. 6 e 13 CEDU.
45
+ Atti oggetto del giudizio decreto-legge 24/04/2017 n. 50 art. 34 bis legge 21/06/2017 n. 96
46
+ Parametri costituzionali Costituzione art. 24
47
+ Costituzione art. 103 Costituzione art. 113
48
+ Costituzione art. 117 co. 1Costituzione art. 117 co. 3 Costituzione art. 120
49
+ Altri parametri e norme interposte Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali art. 6
50
+ Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali art. 13 Pronuncia
51
+ SENTENZA N. 116 ANNO 2020
52
+ REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
53
+ LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai signori: Presidente: Marta CARTABIA; Giudici : Aldo CAROSI, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON, Franco
54
+ MODUGNO, Augusto Antonio BARBERA, Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO, Francesco VIGANÒ, Luca ANTONINI, Stefano PETITTI, ha pronunciato la seguente
55
+ SENTENZA nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21
56
+ giugno 2017, n. 96, promosso dal Tribunale amministrativo regionale per il Molise nel procedimento vertente tra l’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed IRCCS srl e il commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario del Molise e altri, con ordinanza del 15 novembre 2018, iscritta al n. 49 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della
57
+ Repubblica n. 15, prima serie speciale, dell’anno 2019.Visti l’atto di costituzione dell’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed IRCCS srl, nonché l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito il Giudice relatore Giancarlo Coraggio ai sensi del decreto della Presidente della Corte del 20 aprile 2020, punto l), lettere a) e c), in collegamento da remoto, senza discussione orale, in data 19 maggio
58
+ 2020; deliberato nella camera di consiglio del 19 maggio 2020.
59
+ Ritenuto in fatto 1. Con ordinanza iscritta al reg. ord. n. 49 del 2019, il Tribunale amministrativo regionale per il Molise ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per
60
+ le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96. 1.1. La norma censurata approva il programma operativo straordinario (POS) per la Regione Molise per il triennio 2015-2018, allegato all’Accordo sancito nella seduta della Conferenza permanente per i rapporti
61
+ tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano del 3 agosto 2016 (Accordo concernente l’intervento straordinario per l’emergenza economicofinanziaria del Servizio sanitario della Regione Molise e per il riassetto della gestione del Servizio sanitario regionale ai sensi dell’art. 1, comma 604, della legge 23 dicembre 2014, n. 190) e recepito con decreto del commissario ad acta per l’attuazione
62
+ del piano di rientro dal disavanzo sanitario della predetta Regione Molise n. 52 del 12 settembre 2016, così disponendo: «1. In considerazione della necessità di assicurare la prosecuzione dell’intervento volto ad affrontare la grave situazione economico finanziaria e sanitaria della regione Molise e a ricondurre la gestione nell’ambito dell’ordinata programmazione sanitaria e finanziaria, anche al fine di adeguare i tempi
63
+ di pagamento al rispetto della normativa dell’Unione europea, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 1, commi 604 e 605, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, tenuto anche conto del contributo di solidarietà interregionale riconosciuto dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome, di cui al verbale della seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
64
+ di Bolzano del 23 dicembre 2015, nella misura di 30 milioni di euro per l’anno 2015, di 25 milioni di euro per l’anno 2016 e di 18 milioni di euro per l’anno 2017: a) il commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Molise dà esecuzione al programma operativo straordinario 2015-2018, allegato all’accordo sancito nella seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
65
+ le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 3 agosto 2016 (rep. atti n. 155/ CSR) e recepito con decreto del medesimo commissario ad acta n. 52 del 12 settembre 2016, che con il presente decreto è approvato, ferma restando la validità degli atti e dei provvedimenti adottati e fatti salvi gli effetti e i rapporti giuridici sorti sulla base della sua attuazione; […]».
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+ 2. Il TAR Molise – nell’ambito del giudizio di impugnazione del POS e dei suoi provvedimenti attuativi –, a fronte dell’eccezione della difesa statale di improcedibilità del ricorso a seguito dell’intervento dell’art. 34-bis del d.l. n. 50 del 2017, solleva questione di legittimità costituzionale.
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+ Il Collegio remittente premette di avere rigettato, nell’ambito di precedenti giudizi, le eccezioni d’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse a seguito dell’intervenuta legificazione del POS, interpretando il censurato art. 34-bis come se avesse recepito e legificato soltanto il contenuto che sopravvive al vaglio di validità di atti e provvedimenti. Sennonché, a fronte dell’opposta lettura del citato
68
+ art. 34-bis adottata dal Consiglio di Stato – che assume l’improcedibilità del ricorso sull’assunto che l’avvenuto recepimento del POS ad opera di una norma di legge statale priva le parti di ogni interesse avedere decisi dinanzi al giudice amministrativo i ricorsi giurisdizionali avverso il POS medesimo – si determina a sollevare questioni di legittimità costituzionale.
69
+ 2.1. Viene sostenuta, innanzitutto, la violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto, in difformità dai princìpi di ragionevolezza e di non contraddizione, nonché dei princìpi di legalità e imparzialità della pubblica amministrazione, verrebbe recepito in norma di legge il contenuto di un provvedimento amministrativo che potrebbe essere affetto da vizi di illegittimità. Un particolare profilo di
70
+ illogicità e contraddittorietà deriverebbe dall’inciso «ferma restando la validità degli atti e dei provvedimenti adottati e fatti salvi gli effetti e i rapporti giuridici sorti sulla base della sua attuazione», non essendo chiaro se, con questa espressione, si affermi che la norma di legge possa validare anche gli atti e i provvedimenti del tutto illegittimi, ivi compresi gli atti attuativi del POS, ovvero se s’intenda l’esatto contrario, vale a dire
71
+ che la validità degli atti e dei provvedimenti recepiti nella norma di legge sia il presupposto indefettibile della legificazione e che gli effetti e i rapporti giuridici sorti sulla base dell’attuazione del POS siano fatti salvi a condizione che gli atti e i provvedimenti adottati siano validi.
72
+ In secondo luogo, il Collegio remittente prospetta la violazione degli artt. 24, 103 e 113 Cost., anche in relazione agli artt. 6 e 13 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, reputando la norma censurata una legge-provvedimento diretta a «disattivare» la tutela
73
+ giurisdizionale avverso gli atti del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro, interferendo sulle decisioni dell’autorità giurisdizionale.
74
+ La terza questione, infine, riguarda la violazione degli artt. 117, primo e terzo comma, e 120 Cost., stante la riconducibilità della disciplina legislativa in esame alla materia «tutela della salute», spettante alla competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni, materia nella quale alle leggi statali è riservata la sola fissazione dei princìpi fondamentali. La forza di legge conferita al POS comporterebbe inoltre rilevanti
75
+ interferenze su atti che nascono da processi co-decisionali e che non potrebbero essere modificati da provvedimenti unilaterali di una delle parti pubbliche, in assenza di coinvolgimento dell’altra. La violazione deriverebbe anche dall’irragionevole estromissione degli organi regionali dalla funzione di rivedere le proprie leggi nell’ottica degli obiettivi di risanamento, il che – prosegue il TAR Molise – non sarebbe
76
+ giustificabile neppure alla luce di esigenze legate al coordinamento della finanza pubblica spettante alla legge statale. D’altronde, i limiti all’autonomia legislativa concorrente della Regione nel settore della tutela della salute e della gestione del servizio sanitario, che possono essere imposti alla luce degli obiettivi di contenimento della spesa pubblica, non potrebbero tuttavia comportare una pretermissione del momento
77
+ consensuale o concertativo inter-istituzionale. 3. È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni sollevate siano dichiarate inammissibili o
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+ infondate.
79
+ In via preliminare viene evidenziato che la norma oggetto di sindacato risulta adottata, secondo quanto si desume anche dalla relazione tecnica, «in considerazione della necessità di assicurare la prosecuzione dell’intervento volto ad affrontare la grave situazione economico-finanziaria e sanitaria della Regione
80
+ Molise e a ricondurre la gestione nell’ambito dell’ordinata programmazione sanitaria e finanziaria, anche al fine di adeguare i tempi di pagamento al rispetto della normativa dell’Unione europea, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 1, commi 604 e 605, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».
81
+ Espone l’Avvocatura generale che gli interventi di riorganizzazione, riqualificazione e potenziamento del Servizio sanitario regionale previsti nell’originario piano di rientro della Regione Molise, avviati nel 2007 e non realizzati nelle dimensioni e nei tempi ivi previsti, sono proseguiti e sono stati aggiornati con successivi programmi operativi, adottati dal commissario straordinario ai sensi dell’art. 2, commi 88 e
82
+ 88-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)». Nell’anno 2010, atteso il persistente inadempimento dellaRegione Molise agli obblighi derivanti dal piano di rientro e le riscontrate difficoltà nella sua attuazione, è stata attivata la procedura di cui all’art. 2, comma 84, della legge n. 191 del 2009, conclusasi nell’anno 2012 con la nomina di un commissario ad acta, giusta delibera del Consiglio dei ministri del 7 giugno 2012. La
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+ funzione commissariale è stata poi nuovamente assegnata al Presidente pro-tempore della Regione con deliberazione del Consiglio dei ministri del 21 marzo 2013. Nonostante tutti gli interventi straordinari attivati in applicazione della legislazione emergenziale in materia di piani di rientro dai disavanzi sanitari, la grave situazione economica e strutturale in cui continuava a versare il Servizio sanitario regionale molisano
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+ induceva il legislatore nazionale a stanziare un ulteriore fondo straordinario, nella misura massima di 40 milioni di euro (come previsto dall’art. 1, commi 604 e 605, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2015»), la cui erogazione veniva condizionata alla positiva verifica, da parte dei Tavoli tecnici di monitoraggio,
85
+ dell’effettiva attuazione dello specifico Accordo tra lo Stato e le Regioni sancito nella Conferenza permanente del 3 agosto 2016, concernente l’intervento straordinario per l’emergenza economico-finanziaria del Servizio sanitario della Regione Molise e per il riassetto della gestione del medesimo Servizio. Tale intervento straordinario è stato formalizzato nel POS 2015/2018, allegato all’Accordo Stato-Regioni del 3
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+ agosto 2016 e recepito, poi, con decreto commissariale n. 52 del 2016.
87
+ È in questo quadro – sottolinea la difesa statale – che si muove dunque la misura legislativa censurata, indirizzata a fronteggiare gli impegni assunti con gli interventi straordinari attivati, al fine di recuperare la grave situazione economico-finanziaria e sanitaria regionale e ricondurre la gestione nell’ambito dell’ordinata programmazione sanitaria e finanziaria, dando concreta attuazione agli interventi strutturali
88
+ previsti nel POS.
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+ Entrando nel dettaglio delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR Molise, la difesa dell’interveniente innanzitutto valorizza la presenza di un accordo sancito in Conferenza permanente. Con particolare riferimento alla presunta violazione degli artt. 3 e 97 Cost., l’attivazione della procedura di concertazione con le autonomie territoriali sarebbe già di per sé indicativa della ragionevolezza del
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+ successivo intervento normativo.
91
+ Quanto alla censura concernente gli artt. 24, 103 e 113 Cost., anche in relazione agli artt. 16 e 13 CEDU, sarebbe anch’essa destituita di fondamento, perché nelle ipotesi, quale quella in esame, di riconduzione dell’atto amministrativo entro un provvedimento formalmente legislativo, la tutela
92
+ giurisdizionale verrebbe comunque garantita, in quanto il passaggio dall’atto amministrativo alla legge implicherebbe solamente un mutamento delle forme della tutela giurisdizionale, passando dal giudice “comune” a quello costituzionale. La censura relativa alla asserita violazione dell’art. 103 Cost., in particolare, sarebbe inammissibile per assoluto difetto di motivazione.
93
+ Né, infine, prosegue l’Avvocatura, maggior pregio rivestirebbe il prospettato dubbio di violazione degli artt. 117, primo e terzo comma, e 120 Cost.
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+ Il TAR Molise incorrerebbe, infatti, in un vistoso errore di prospettiva, poiché censura ciò che in realtà sarebbe l’effetto necessitato – e pienamente legittimo – non tanto dell’attribuzione al decreto del commissario ad acta approvativo del POS della forza e del valore di legge, quanto piuttosto – a monte – dell’esercizio dei poteri sostitutivi attribuiti al commissario straordinario per l’attuazione del piano di rientro
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+ dal disavanzo sanitario previamente concordato tra lo Stato e la Regione interessata.
96
+ Sostiene, dunque, l’Avvocatura che nessuna lesione della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica assegnata alle Regioni dall’art. 117, terzo comma, Cost., potrebbe derivare dalla legificazione del POS, né, tantomeno, alcuna rilevante interferenza su un atto che nasce da un processo co-decisionale potrebbe fondatamente postularsi quale conseguenza della
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+ legificazione, posto che la norma denunciata si è limitata a recepire integralmente i contenuti del POS, a sua volta approvato in Conferenza Stato-Regioni, e cioè concertato proprio con le autonomie territoriali.4. Con memoria del 24 aprile 2020, depositata il successivo 26 aprile, si è costituito l’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed IRCCS srl.
98
+ In punto di fatto, viene segnalato che, per quanto riguarda la posizione dell’IRCCS, ricorrente nel giudizio a quo, la riorganizzazione della rete ospedaliera molisana sarebbe basata su un presupposto palesemente erroneo, che comporta il riconoscimento di un numero di posti letto inferiore rispetto a quello effettivo. Ciò sarebbe, appunto, accaduto con il POS 2015-2018, approvato con decreto commissariale n. 52
99
+ del 2016 e attuato con successivi provvedimenti (decreti del commissario ad acta n. 14 del 28 febbraio 2017, n. 47 del 28 agosto 2017, n. 10 del 16 febbraio 2018), tutti impugnati per tale motivo innanzi al TAR Molise. Viene altresì ricordato che quest’ultimo, con ordinanza 7 dicembre 2016, n. 167, avrebbe preso atto del “mancato coordinamento” del POS con l’atto di programmazione 2014, che riconosce all’istituto 156
100
+ posti letto anziché i 145 attualmente pianificati.
101
+ Tanto premesso, aderendo alle motivazioni addotte dall’ordinanza di rimessione a sostegno della richiesta declaratoria di incostituzionalità, l’IRCCS deduce, in particolare, che la norma censurata sarebbe ispirata all’unico intento, seppure non esplicitato, di incidere direttamente sulle decisioni del giudice amministrativo nei giudizi in corso.
102
+ Inoltre, sarebbe ravvisabile un contrasto con l’art. 3 Cost., poiché non sussisterebbero elementi in grado di giustificare il regime speciale riservato alla Regione Molise.
103
+ A parere dell’IRCCS, il censurato art. 34-bis violerebbe inoltre gli artt. 72 e 73, terzo comma, Cost., poiché, disponendo una generica approvazione del POS, renderebbe dubbio l’ambito della legificazione, con conseguente incertezza sulla riferibilità della stessa al solo atto presupposto o anche a quelli attuativi.
104
+ 5. In data 27 aprile 2020 l’IRCCS ha depositato una memoria, nella quale – oltre a ribadire le argomentazioni precedentemente sviluppate – sottolinea che il POS in esame è stato oggetto di accertamento giudiziale, definito con sentenze di primo grado valide ed efficaci, per lo più non sospese in via cautelare dal
105
+ Consiglio di Stato. Pertanto, posto che il giudice amministrativo ha dichiarato l’illegittimità (sotto diversi e molteplici profili) del decreto del commissario ad acta n. 52 del 2016 e dei suoi decreti attuativi e la legge provvedimento in esame interviene in modo contrastante con tali decisioni, quest’ultima – sulla base di una supposta sovrapponibilità tra giudicato e giudicato cautelare – configurerebbe un’ipotesi «del tutto
106
+ assimilabile al provvedimento amministrativo, ex art. 21-septies della legge n. 241 del 1990, per elusione o violazione del giudicato». 6. In forza delle nuove modalità previste dal punto 1), lettera c), del decreto della Presidente della Corte costituzionale del 20 aprile 2020, in data 12 maggio 2020, l’Avvocatura generale dello Stato ha depositato
107
+ brevi note, richiamando integralmente le argomentazioni precedentemente sviluppate e, in particolare, soffermandosi sulla «marginalità» delle contestazioni relative al contenuto del POS oggetto del giudizio a quo.
108
+ Considerato in diritto 1. Il Tribunale amministrativo regionale per il Molise ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo
109
+ sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96.
110
+ La disposizione approva il programma operativo straordinario (POS) per la Regione Molise per il triennio 2015-2018, allegato all’Accordo sancito nella seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano del 3 agosto 2016 (Accordo concernentel’intervento straordinario per l’emergenza economico-finanziaria del Servizio sanitario della Regione Molise e per il riassetto della gestione del Servizio sanitario regionale ai sensi dell’art. 1, comma 604, della legge 23
111
+ dicembre 2014, n. 190) e recepito con decreto del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della predetta Regione Molise n. 52 del 12 settembre 2016. 1.1. Il rimettente lamenta, innanzitutto, la violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto la disposizione censurata, in contrasto con i princìpi di ragionevolezza, non contraddizione, legalità e
112
+ imparzialità della pubblica amministrazione, recepirebbe in norma di legge il contenuto di un provvedimento amministrativo – il POS – potenzialmente illegittimo, con l’effetto di sanare e validare, in via postuma, i vizi di quel provvedimento programmatorio nonché quelli dei provvedimenti attuativi di esso.
113
+ Il censurato art. 34-bis violerebbe, inoltre, gli artt. 24, 103 e 113 Cost., «posti anche in relazione agli artt. 6 e 13 della CEDU», in quanto interferirebbe con la funzione giurisdizionale, incidendo sulla risoluzione di controversie in corso aventi ad oggetto il POS legificato.
114
+ A parere del TAR Molise, infine, il legislatore statale avrebbe violato gli artt. 117, primo e terzo comma, e 120 Cost., in quanto avrebbe adottato norme di dettaglio in un ambito riconducibile alla materia della tutela della salute, spettante alla competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni, nella quale alle leggi dello Stato è riservata la fissazione dei princìpi fondamentali. Inoltre, il recepimento in legge del POS
115
+ renderebbe quest’ultimo prevalente sull’Accordo tra Stato e Regioni, realizzando rilevanti interferenze su atti che nascono da processi co-decisionali. Tale intervento non sarebbe giustificabile neppure nell’ottica del coordinamento della finanza pubblica spettante alla legge statale, innanzitutto perché, a tenore dell’art. 120, secondo comma, ultimo periodo, Cost., quando il Governo si sostituisce ad organi delle Regioni, la legge
116
+ deve definire sempre «le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione»; in secondo luogo – prosegue il giudice a quo – se pure l’autonomia legislativa concorrente della Regione nel settore della tutela della salute e della gestione del servizio sanitario può incontrare limiti alla luce degli obiettivi di contenimento della spesa
117
+ pubblica, tuttavia il momento consensuale o concertativo inter-istituzionale non può essere del tutto pretermesso, restando pur sempre necessario che la Regione, in qualche modo, si esprima sugli interventi indicati dai programmi operativi.
118
+ 2. In via preliminare, occorre considerare il riferimento agli artt. 6 e 13 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, evocati dal giudice remittente in quanto «posti anche in relazione» agli artt. 24, 103 e 113 Cost.
119
+ La costante giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che le norme della Convenzione non sono parametri direttamente invocabili per affermare l’illegittimità costituzionale d’una disposizione dell’ordinamento nazionale, ma costituiscono norme interposte la cui osservanza è richiesta dall’art. 117, primo comma, Cost. (ex plurimis sentenza n. 236 del 2016, ordinanze n. 21 del 2014, n. 286 del 2012, n. 180
120
+ del 2011 e n. 163 del 2010). Il giudice remittente non ha menzionato tale parametro a supporto della questione in cui sono evocate le disposizioni della CEDU, ma solo, inequivocabilmente, a supporto dell’ultima questione, unitamente al terzo comma del medesimo art. 117 Cost. e all’art. 120 Cost.
121
+ I riferimenti alle norme convenzionali devono, dunque, considerarsi solo atti a svolgere un ruolo rafforzativo delle censure (sentenze n. 236 e n. 12 del 2016, ordinanza n. 286 del 2012). 3. Sempre al fine della perimetrazione delle questioni di legittimità costituzionale, va ricordato che, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della
122
+ Corte costituzionale), essa è definita unicamente dall’ordinanza di rimessione (ex multis, sentenze n. 222 del 2018, n. 327 e n. 50 del 2010).Resta estranea quindi all’esame di questa Corte l’ulteriore questione di legittimità costituzionale proposta dalla parte costituita in giudizio, in riferimento agli artt. 72 e 73, terzo comma, Cost.
123
+ 4. Non costituisce, invece, impedimento all’esame del merito la circostanza che il TAR remittente – dopo aver adottato, in precedenti giudizi, una lettura della disposizione censurata secondo cui essa avrebbe recepito e legificato soltanto il contenuto che fosse sopravvissuto al vaglio di legittimità, non determinando l’improcedibilità dei ricorsi – ha aderito all’opposta interpretazione del giudice di appello dell’art. 34-bis
124
+ (Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 24 aprile 2018, n. 2501; ordinanze 12 ottobre 2018, n. 4989 e n. 4988), sottoponendolo al vaglio di legittimità costituzionale.
125
+ 4.1. Questa Corte, infatti, ha riconosciuto la facoltà di scelta del giudice di primo grado esposto all’alternativa di adeguarsi, pur reputandola incostituzionale, all’interpretazione affermata dal giudice d’appello e non ancora consolidata come diritto vivente, o assumere, in contrasto con essa, una decisione probabilmente destinata ad essere riformata. In tali ipotesi, infatti, «la via della proposizione della questione
126
+ di legittimità costituzionale costituisce l’unica via idonea ad impedire che continui a trovare applicazione una norma ritenuta costituzionalmente illegittima» (sempre sentenza n. 240 del 2016). 5. Ai fini dell’esame delle censure è opportuno precisare che oggetto del giudizio è senza dubbio una legge-provvedimento poiché – come si è detto essa eleva a livello legislativo una disciplina già oggetto di
127
+ un atto amministrativo, il POS, ed è ispirata da particolari esigenze, identificabili (in base all’incipit dello stesso art. 34-bis) nella necessità di «assicurare la prosecuzione dell’intervento volto ad affrontare la grave situazione economico finanziaria e sanitaria della regione Molise». Essa contiene, pertanto, disposizioni che hanno contenuto particolare e concreto, in quanto recepiscono, appunto, il contenuto del Programma, così
128
+ investendo le strutture sanitarie regionali.
129
+ Si tratta di un esercizio del potere legislativo che in linea di principio questa Corte ha sempre ritenuto non contrario alla Costituzione, sul presupposto che le leggi-provvedimento non sono incompatibili, in sé e per sé, con l’assetto dei poteri in essa stabilito (sentenze n. 181 del 2019 e n. 85 del 2013); esse devono però soggiacere ad un rigoroso scrutinio di legittimità costituzionale (ex plurimis, sentenze n. 182 del 2017, n. 85
130
+ del 2013 e n. 20 del 2012). La loro legittimità costituzionale «deve essere “valutata in relazione al loro specifico contenuto” (sentenze n. 275 del 2013, n. 154 del 2013 e n. 270 del 2010), “essenzialmente sotto i profili della non arbitrarietà e della non irragionevolezza della scelta del legislatore (sentenza n. 288 del 2008)”» (sentenza n. 181 del 2019).
131
+ 6. La questione è fondata. 6.1. Di fatto la tematica negli ultimi tempi è emersa con frequenza nel vagliare la legittimità delle leggi regionali che avevano provveduto in luogo dell’amministrazione, come invece prevedeva il legislatore
132
+ nazionale.
133
+ In questi casi la Corte, nel sanzionare l’intervento legislativo regionale, non si è limitata a prendere atto del contrasto con il principio fondamentale formulato dalla legge statale, ma ha anche valorizzato il ruolo svolto dal procedimento amministrativo nell’amministrazione partecipativa disegnata dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti
134
+ amministrativi).
135
+ Il portato delle numerose pronunce in materia è stato di recente puntualizzato nel senso che il procedimento amministrativo costituisce il luogo elettivo di composizione degli interessi, in quanto «[è] nella sede procedimentale […] che può e deve avvenire la valutazione sincronica degli interessi pubblici coinvolti e meritevoli di tutela, a confronto sia con l’interesse del soggetto privato operatore economico, sia
136
+ ancora (e non da ultimo) con ulteriori interessi di cui sono titolari singoli cittadini e comunità, e che trovano nei princìpi costituzionali la loro previsione e tutela. La struttura del procedimento amministrativo, infatti,rende possibili l’emersione di tali interessi, la loro adeguata prospettazione, nonché la pubblicità e la trasparenza della loro valutazione, in attuazione dei princìpi di cui all’art. 1 della legge 7 agosto 1990, n.
137
+ 241[…]: efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza. Viene in tal modo garantita, in primo luogo, l’imparzialità della scelta, alla stregua dell’art. 97 Cost., ma poi anche il perseguimento, nel modo più adeguato ed efficace, dell’interesse primario, in attuazione del principio del buon andamento dell’amministrazione, di cui allo stesso art. 97 Cost.» (sentenza n. 69 del 2018).
138
+ 7. L’insistente valorizzazione delle modalità dell’azione amministrativa e dei suoi pregi non può evidentemente rimanere confinata nella sfera dei dati di fatto, ma deve poter emergere a livello giuridico-formale, quale limite intrinseco alla scelta legislativa, pur senza mettere in discussione il tema della “riserva di amministrazione” nel nostro ordinamento.
139
+ In effetti, se la materia, per la stessa conformazione che il legislatore le ha dato, si presenta con caratteristiche tali da enfatizzare il rispetto di regole che trovano la loro naturale applicazione nel procedimento amministrativo, ciò deve essere tenuto in conto nel vagliare sotto il profilo della ragionevolezza la successiva scelta legislativa, pur tipicamente discrezionale, di un intervento normativo
140
+ diretto. 8. L’applicazione di questo criterio al caso in esame induce a concludere nel senso della irragionevolezza della disposizione in questione.
141
+ 9. Non vi è dubbio infatti che l’oggetto della legificazione abbia tutte le caratteristiche di una materia ragionevolmente inquadrabile fra quelle naturaliter amministrative, come del resto ritenuto dallo stesso legislatore statale del 2014.
142
+ Si è ricordato che la disciplina legificata era contenuta in un atto generale di pianificazione, e quindi dalle rilevanti ricadute su tutte o gran parte delle strutture sanitarie regionali. Le scelte da effettuare, destinate a riverberarsi sulla salute dei cittadini molisani, richiedevano, dunque, al massimo grado un’adeguata conoscenza di dati di fatto complessi e di non facile lettura, dati che solo una istruttoria
143
+ amministrativa approfondita, e arricchita dalla partecipazione degli enti interessati, poteva garantire.
144
+ Non è un caso dunque che il contenzioso da cui prende le mosse la questione di legittimità costituzionale in esame sia incentrato sulla mancata partecipazione all’istruttoria e sulla conseguente inadeguatezza della stessa.
145
+ 10. La complessità delle scelte e il numero degli interessi in gioco fanno presumere un ampio ricorso ad un contenzioso di questo tipo, e del resto, è essenzialmente per esorcizzare questo rischio che è stata emanata la legge in questione, secondo la condivisibile lettura del Consiglio di Stato, che, sulla base dell’art.
146
+ 34-bis censurato, ha concluso nel senso della inammissibilità dei ricorsi proposti avverso il provvedimento per sopravvenuta carenza di interesse (Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 24 aprile 2018, n. 2501). 10.1. Ciò, fra l’altro, riconduce l’intervento normativo nell’ambito delle leggi di sanatoria, in quanto inteso a fornire “copertura legislativa” a precedenti atti amministrativi (sentenza n. 356 del 1993 e ordinanza
147
+ n. 352 del 2006); leggi in ordine alle quali questa Corte ha affermato che non sono costituzionalmente precluse in via di principio, ma che «tuttavia, trattandosi di ipotesi eccezionali, la loro giustificazione deve essere sottoposta a uno scrutinio particolarmente rigoroso» (sentenza n. 14 del 1999).
148
+ 11. Il richiamo ad un maggior rigore mette in evidenza una delle caratteristiche dell’azione amministrativa che è stata già apprezzata in termini generali, e cioè l’esistenza di un successivo vaglio giurisdizionale (sentenze n. 258 del 2019 e n. 20 del 2012); vaglio necessario a maggior ragione in presenza di un’attività amministrativa già svolta e successivamente legificata, in cui una diminuzione di tutela delle
149
+ situazioni soggettive incise dall’azione amministrative è in re ipsa ed è nella specie conclamata.E se è vero che in linea di principio la tutela giudiziaria non viene meno per il trasferimento del contenzioso alla giurisdizione costituzionale (così, anche di recente, sentenza n. 2 del 2018), è anche vero che non può non considerarsi che in casi come quello in esame vengano in rilievo mancanze, quali il difetto di partecipazione degli interessati, che non si potrebbero addebitare all’atto legislativo, in quanto
150
+ fisiologicamente estranee al relativo procedimento. 12. In sostanza la qualificazione da parte del legislatore di una materia come tipicamente amministrativa ha una sua inevitabile proiezione anche sulla fase successiva al varo della disciplina, poiché è destinata a
151
+ produrre un contenzioso altrettanto specifico, centrato sul rispetto delle regole proprie del procedimento amministrativo e sulle relative mancanze. Questo contenzioso a sua volta costituisce il naturale oggetto del vaglio del giudice amministrativo, al quale è riconosciuta la possibilità «di spingersi “oltre” la rappresentazione dei fatti forniti dal procedimento (l’art. 64 del codice del processo amministrativo contiene
152
+ una traccia, sia pure incompiuta, degli oneri di contestazione, di allegazione, di prova necessari ad ordinare in forma sequenziale un giudizio esteso al rapporto), in quanto al giudice compete l’accertamento del fatto senza essere vincolato a quanto rappresentato nel provvedimento (Consiglio di Stato, sentenza 25 febbraio 2019, n. 1321)».
153
+ Né è irrilevante che il controllo in questione sia volto non solo a sanzionare con l’annullamento l’attività amministrativa illegittima, ma anche a conformare l’attività stessa così da renderla pienamente rispettosa dei principi di efficienza, imparzialità e trasparenza costituzionalizzati dall’art. 97 Cost.
154
+ Senza contare che la legificazione del provvedimento comporta anche l’inevitabile perdita della naturale elasticità dell’azione amministrativa, che trova nel potere di autotutela una fisiologica risposta alle necessità di riesame del provvedimento (sentenze n. 258 del 2019 e n. 20 del 2012).
155
+ 13. È pertanto alla stregua degli artt. 3 e 97 Cost., che si deve concludere per l’accoglimento della questione, restando assorbiti i rimanenti parametri evocati dal rimettente.
156
+ PER QUESTI MOTIVI LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50
157
+ (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96.
158
+ Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 maggio 2020.
159
+ F.to:
160
+ Marta CARTABIA, Presidente Giancarlo CORAGGIO, Redattore
161
+ Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 giugno 2020.
162
+ Il Direttore della CancelleriaF.to: Roberto MILANA Le sentenze e le ordinanze della Corte costituzionale sono pubblicate nella prima serie speciale della Gazzetta Ufficiale della
163
+ Repubblica Italiana (a norma degli artt. 3 della legge 11 dicembre 1984, n. 839 e 21 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092) e nella Raccolta Ufficiale delle sentenze e ordinanze della Corte costituzionale (a norma dell'art. 29 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, approvate dalla Corte costituzionale il 16 marzo 1956).
164
+ Il testo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale fa interamente fede e prevale in caso di divergenza.